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Olio essenziale, fragranza, assoluta, idrolato: la mappa dei materiali odorosi


Olio essenziale, fragranza, assoluta, idrolato: la mappa dei materiali odorosi

Introduzione

Quando si comincia a lavorare con la profumeria, dopo aver capito quale solvente usare (e di questo abbiamo parlato nell’articolo precedente della serie), arriva subito il secondo problema: cosa ci si scioglie dentro. Il solvente è la matrice, ma il profumo lo fanno i materiali odorosi, e qui inizia la confusione.

La confusione nasce prima ancora che si entri in laboratorio: nasce nella nomenclatura. Quattro categorie di materiali odorosi, olio essenziale, assoluta, idrolato e fragranza, vengono usate come se fossero sinonimi intercambiabili, soprattutto nei gruppi di autoproduzione e nei tutorial improvvisati. Non lo sono. Hanno origini diverse, processi estrattivi diversi, profili chimici diversi, regolamentazione diversa, comportamento nel prodotto finito diverso. Tradotto in laboratorio: non sono materie prime intercambiabili.

Confondere un olio essenziale con un’assoluta significa, ad esempio, sostituire una materia prima ammessa nei prodotti per pelli sensibili con una che contiene residui di solvente da dichiarare. Confondere un idrolato con un olio essenziale significa formulare un’emulsione con la dose di olio sbagliata per ordini di grandezza. Confondere una fragranza con un olio essenziale significa raccontare ai propri clienti una storia che non corrisponde al vero. La distinzione, quindi, non è teorica: è la base operativa di ogni formulatore responsabile.

Questo articolo è la mappa. Cominciamo dal materiale più antico.

L’olio essenziale: distillazione, spremitura, identità chimica

La definizione normativa di olio essenziale è contenuta nella norma ISO 9235, che lo descrive come un prodotto ottenuto da materia prima vegetale, per distillazione con acqua o vapore acqueo, oppure per procedimenti meccanici dalla parte esocarpica degli agrumi, oppure per distillazione a secco. La definizione circoscrive con precisione due cose insieme: la materia prima (vegetale) e il processo (fisico, mai chimico). Nessun solvente organico è coinvolto. Quello che ottieni è il prodotto diretto di un processo fisico applicato alla pianta.

Il processo più diffuso è la distillazione in corrente di vapore. Il materiale vegetale viene caricato in un alambicco e attraversato da vapore acqueo: il vapore trascina con sé le molecole volatili della materia, poi il condensato si separa spontaneamente in due fasi, l’olio essenziale che galleggia (salvo rari casi come il garofano) e l’acqua aromatica sottostante.

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