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Acqua distillata o demineralizzata per i cosmetici: quale usare davvero


Acqua distillata o demineralizzata per i cosmetici: quale usare davvero

Introduzione

Sei al supermercato, prendi la tanica da cinque litri di acqua demineralizzata, due euro. Sull’etichetta c’è scritto per ferri da stiro, batterie e accumulatori. Nessuno l’ha pensata per una crema.

La domanda che porta qui è quasi sempre la stessa: che differenza c’è tra acqua distillata e acqua demineralizzata, e quale usare per i cosmetici. La risposta breve è che la differenza sta nel processo: la distillata si ottiene facendo evaporare l’acqua e condensando il vapore, la demineralizzata facendola passare su resine a scambio ionico che catturano i sali. Ma per chi formula, quella non è la differenza che conta.

Perché un’acqua va guardata in due dimensioni, non in una. La prima è quanti sali porta dentro: calcio, magnesio e gli altri ioni che destabilizzano le emulsioni, precipitano con i tensioattivi e consumano il chelante. La seconda è quanti microrganismi porta dentro, perché l’acqua è il 70-80% di una crema ed è il substrato su cui il conservante dovrà lavorare fin dal primo minuto.

E qui arriva il fatto che ribalta il consiglio più diffuso: dal punto di vista microbiologico, l’acqua del rubinetto è più sicura dell’acqua demineralizzata comprata al supermercato. Non è un paradosso. L’acqua di rete è potabile e monitorata; quella demineralizzata da supermercato ha specifiche chimiche ottime e nessuna specifica microbiologica, perché nel ferro da stiro la temperatura risolve il problema da sola.

Attenzione però a non ribaltare la conclusione. Questo non fa dell’acqua di rete un’acqua da formulazione: resta la peggiore di tutte per contenuto salino, ed è fuori discussione in qualunque cosmetico. Per ogni preparazione cosmetica si parte da un’acqua demineralizzata, e la scelta riguarda quale.

Questo articolo mette a confronto le cinque acque che si comprano davvero: rete, demineralizzata da supermercato, demineralizzata da fornitore di materie prime, depurata di grado Farmacopea, acqua di impianto. Per ciascuna: conducibilità, carica microbica, costo e per cosa ha senso usarla.

E la risposta alla domanda che tutti fanno prima o poi, quando si accorgono del problema: bollirla serve?

Alla fine, trovi una tabella che chiude la questione in pochi secondi, perché la tolleranza cambia con il prodotto: un sapone a freddo perdona molto, un tonico che deve durare sei mesi non perdona nulla. Quello che non cambia mai è che l’acqua deve avere una scheda.

Cosa porta dentro un’acqua

Prima di scegliere conviene sapere cosa si sta scegliendo.

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