AI nel packaging cosmetico: cosa può fare davvero una media azienda italiana

Il terreno medio: dove sta un’azienda italiana di scala SME
Quando si parla di AI nel packaging cosmetico, il rischio è leggere notizie che riguardano un mondo che non è il nostro. L’Oréal ha annunciato a gennaio 2025 una partnership con IBM per un foundation model dedicato alla formulazione cosmetica, addestrato su decenni di dati interni proprietari [1]. Nestlé ha già 4.000 digital twin dei propri prodotti e punta a 10.000 entro due anni, sviluppati su NVIDIA Omniverse con Accenture e Microsoft Azure [2]. Clarins usa il tool PhotoDrop di Omi, lo stesso che L’Oréal sta integrando nel proprio Beauty Content Lab CreAItech [3]. Sono casi che indicano una direzione, non un metodo: nessuna azienda italiana media potrebbe replicarli, e nemmeno dovrebbe provarci.
Il terreno in cui si muove un’azienda italiana di scala SME è un altro, più concreto e meno spettacolare. Tipicamente c’è un product manager che usa ChatGPT in modo conversazionale per scrivere brief, un piccolo team di design interno o un’agenzia esterna, un budget pack che esiste ma non è illimitato, formule sviluppate internamente o presso un contoterzista, e la sensazione che qualcosa stia cambiando senza un piano AI strutturato per gestirlo. In questo terreno l’AI non è un tema di trasformazione strategica, è un insieme di strumenti operativi che vanno valutati uno per uno, perché alcuni funzionano già oggi e altri promettono molto ma consegnano poco.
Il mercato globale dell’AI applicata al packaging design è stimato a 126 miliardi di dollari nel 2025, con previsione di 326 miliardi entro il 2034 [4]. Sono numeri che attraversano segmenti molto diversi: design generativo, ottimizzazione strutturale, automazione del controllo qualità, simulazione di materiali, personalizzazione. Per chi formula e produce cosmetici in Italia, di quei segmenti solo alcuni sono realmente accessibili. Provo a leggerli uno per uno.
Brief e moodboard generativi: la prima area accessibile
La prima area dove l’AI entra concretamente nello sviluppo di un pack cosmetico è quella del brief generativo. Strumenti come Midjourney, DALL-E e i tool dedicati al packaging design (Pacdora ne è un esempio interessante, lanciato a settembre 2025 con un’offerta end-to-end specifica) [5] permettono di trasformare una descrizione testuale in una serie di visualizzazioni che precedono il lavoro del designer.
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