AI nelle PMI cosmetiche: uscire dal torpore, cominciare a decidere

Introduzione
C’è una scena che si ripete da due anni nelle aziende cosmetiche italiane di piccola e media dimensione. Il titolare legge un articolo sull’intelligenza artificiale applicata alla cosmetica. Legge di L’Oréal che sta costruendo un foundation model con IBM addestrato su 1,8 milioni di formule. Di Shiseido che ha appena lanciato il primo solare sviluppato interamente con AI formulativa. Di Amorepacific che misura l’invecchiamento cutaneo con una patch indossabile.
Poi chiude il browser e torna al suo lavoro. L’AI gli sembra una cosa di altri. Di aziende con miliardi di fatturato, quattromila ricercatori, centri di ricerca in sei continenti. Non sua.
È esattamente qui che sta il problema. Perché mentre il titolare della PMI pensa che l’AI sia roba da grandi, l’AI sta diventando accessibile a chiunque abbia la voglia di capirla e usarla. E mentre lui aspetta di avere tempo per approfondire, qualcun altro — magari un concorrente di dieci persone che lavora in un capannone a venti chilometri da lui — sta già facendo il primo passo.
Il gap non è tecnologico. Non è mai stato tecnologico. Il gap è culturale, informativo, di mentalità. E come tutti i gap culturali, si supera solo decidendo di attraversarlo.
Una pre-condizione da fissare subito
Prima di parlare di cosa si può fare con l’AI, bisogna chiarire cosa non si può fare.
Non si usa l’AI per rattoppare il passato. Non si porta in AI un prodotto che ha vent’anni di storia sperando di rinverdirlo. Non si chiede a un algoritmo di rianimare una formula stanca.
L’AI è uno strumento di visione. Serve a progettare quello che ancora non c’è, a immaginare formule che senza quella potenza di calcolo non sarebbero mai state concepite, a esplorare combinazioni ingredientistiche che il formulatore umano non avrebbe mai testato perché fuori dal suo orizzonte esperienziale. L’AI guarda avanti.
Questo cambia completamente la logica dell’investimento. Il ritorno sull’AI non si misura sul prodotto A che rivedi o sulla linea B che rilanci. Si misura sulla linea nuova che lanci, sul territorio di mercato che apri, sul bisogno di consumatore che scopri e soddisfi per primo. Le PMI con catalogo consolidato devono mettersi in testa questa cosa: l’AI è un investimento di sviluppo, non di manutenzione.
Chi pensa di usare l’AI per ottimizzare la linea esistente sta sprecando tempo e denaro. Chi la usa per costruire la linea che verrà sta investendo. La differenza è tutta qui.
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