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Filtri UV 3.0: Fotostabili, Anti-Blue Light e Reef-Safe


Filtri UV 3.0: Fotostabili, Anti-Blue Light e Reef-Safe

Introduzione

Quando nel 1928 il chimico Franz Greiter sviluppò il primo prodotto per la protezione solare dopo una scottatura sulle Alpi, probabilmente non immaginava stesse gettando le basi di un’industria che oggi vale oltre 15 miliardi di dollari. Da quel primitivo filtro al PABA (acido para-amminobenzoico) degli anni ’70, fino agli avanzati sistemi broad-spectrum di oggi, la fotoprotezione ha attraversato una rivoluzione silenziosa ma inarrestabile.

La storia dei filtri solari è essenzialmente una storia di progressiva comprensione della complessità della radiazione solare e dei suoi effetti sulla pelle umana. Nei primi decenni del dopoguerra, la protezione solare era concepita quasi esclusivamente come difesa contro le scottature, quindi contro i raggi UVB (280-320 nm). Solo negli anni ’90, quando le evidenze scientifiche sul fotoinvecchiamento divennero inconfutabili, l’industria cosmetica iniziò a sviluppare filtri capaci di proteggere anche dagli UVA (320-400 nm), responsabili del danno ossidativo profondo e della degradazione del collagene.

Oggi ci troviamo di fronte a una nuova frontiera: la protezione dalla luce visibile ad alta energia (HEV, High Energy Visible light, 400-500 nm), comunemente chiamata blue light. Questa porzione dello spettro elettromagnetico, che per decenni è stata considerata innocua o addirittura benefica, si è rivelata tutt’altro che neutrale per la salute cutanea. Le ricerche più recenti dimostrano che l’esposizione prolungata alla luce blu, sia da fonti naturali (il sole) che artificiali (schermi digitali, illuminazione LED), può indurre stress ossidativo, iperpigmentazione e contribuire all’invecchiamento precoce, specialmente nei fototipi più scuri.

BOX DI APPROFONDIMENTO – Lo Spettro Elettromagnetico e la Pelle

 

La radiazione solare che raggiunge la superficie terrestre comprende diverse bande:

UVC (100-280 nm): Completamente filtrati dall’atmosfera, non raggiungono la pelle umana in condizioni normali.

UVB (280-320 nm): Rappresentano circa il 5% della radiazione UV che raggiunge la superficie. Penetrano fino all’epidermide, sono responsabili dell’eritema solare e delle scottature. Attivano la sintesi di vitamina D ma sono anche i principali responsabili dei tumori cutanei non melanoma. Assorbimento massimo del DNA a 260 nm.

UVA II (320-340 nm) e UVA I (340-400 nm): Costituiscono il 95% della radiazione UV terrestre.

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