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La formula non perdona l'improvvisazione


La formula non perdona l'improvvisazione

Ogni tanto arriva una domanda che vale più di cento risposte. Questa settimana ne è arrivata una attraverso le Q&A dell'Academy: una persona con una formazione scientifica solida — laurea in biotecnologie, specializzazione in genetica, esperienza di laboratorio — che chiede da dove iniziare per capire davvero come si formula un cosmetico. Ha i manuali, li ha letti. Ha libri con formule belle e fatte, pronte da provare, con risultati, diciamo, opinabili. Ma qualcosa non torna. Mancano i principi di sistema: perché un siero è un siero, cosa distingue un'emulsione notte da una giorno, con quale logica si bilanciano le fasi. Non mancano le informazioni. Manca il filo.

È una domanda onesta, e merita una risposta altrettanto onesta. Che non è "leggi questo libro". È più scomoda di così.

Il problema non è la scelta del testo. È il metodo — o meglio, la sua assenza. Nel mondo della formulazione cosmetica circola una quantità enorme di materiale: schede tecniche, tutorial, forum, corsi, video. Tutto disponibile, tutto accessibile, spesso contraddittorio. Si ascoltano troppe voci, si raccolgono troppi frammenti, non si riesce a costruire un quadro coerente. La confusione non nasce dall'ignoranza: nasce dalla mancanza di focalizzazione.

Allora da dove si inizia davvero?

Il primo passo è stabilire obiettivi concreti. Non "voglio imparare a formulare", ma "voglio capire come funziona un sistema emulsionante" oppure "voglio formulare un siero a pH controllato e capire perché il pH cambia tutto". Obiettivi piccoli, precisi, verificabili. Solo quando si raggiunge un obiettivo concreto si ha la misura reale di quanto si è capito — e si può alzare l'asticella con cognizione di causa e con il meritato entusiasmo.

Il secondo è avere un metodo credibile. Non una raccolta di ricette, non un influencer del becher: un percorso strutturato che colleghi teoria e pratica in modo logico e progressivo. Un metodo si dimostra nel tempo, attraverso i risultati di chi lo segue. Chi ha seguito il corso sull’Acido Salicilico qui in Academy ed accessibile anche sul canale YouTube, si riconoscerà in questo.

Il terzo è sperimentare attivamente. Il laboratorio non è un posto dove si replicano ricette: è un posto dove si fanno domande alla materia e si osservano le risposte. Il formulatore che cresce è quello che non si accontenta del risultato che funziona senza capire perché funziona.

Il quarto — forse il più difficile — è imparare a leggere gli errori. Un'emulsione che si separa, un pH che non si stabilizza, un siero che diventa torbido non sono fallimenti: sono informazioni. Ma le sai leggere solo se hai le basi per farlo. Senza metodo, un errore è solo una frustrazione. Con il metodo, è un passo avanti.

Senza questi quattro elementi — obiettivi chiari, metodo credibile, sperimentazione attiva, capacità di interpretare gli errori — si può studiare per anni e restare in superficie. Si accumulano nozioni senza costruire competenza. Si cerca il libro giusto quando il problema non è il libro.

La domanda arrivata questa settimana non è la domanda di una spignattatrice qualsiasi. È la domanda di qualcuno che ha già le competenze per capire la risposta — e che si è fermata davanti a una lacuna reale: non mancano i manuali, manca la grammatica. Le regole di sistema che spiegano perché un siero è un siero, perché un emulsionante funziona in certe condizioni e non in altre, perché il pH non è un dettaglio ma una variabile che determina tutto il resto. Ho risposto pubblicamente perché è un tema che sento spesso — anche tra professionisti e formulatori esperti, che si sentono travolti dalla velocità, dalla mancanza dei punti fermi su cui hanno creato le lori sicurezze e zona di comfort. Ammettere che manca qualcosa non è una debolezza: è il primo passo per colmarla.

La risposta onesta è che quel manuale con le regole fisse non esiste. Non perché nessuno l'abbia scritto, ma perché la formulazione non funziona così. Non ci sono percentuali universali, non ci sono standard assoluti: ci sono principi, variabili, interazioni. Per padroneggiarli serve un percorso, non una lista. Costruirlo con metodo — con studio, sperimentazione e strumenti giusti — è l'unica cosa che fa davvero la differenza.

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