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La sicurezza non si semplifica, si organizza


La sicurezza non si semplifica, si organizza

Il 14 ottobre il governo coreano ha approvato un pacchetto di misure a sostegno dell’industria cosmetica. Non riguardano ricerche scientifiche per spingere la ricerca di nuovi ingredienti, e nemmeno incentivi all’export: un insieme di interventi che modificano le condizioni nelle quali le imprese sviluppano, producono e vendono.
Ci sono 7,2 miliardi di won, circa cinque milioni di dollari, per portare l’intelligenza artificiale nel controllo qualità della produzione cosmetica; una banca dati sulle caratteristiche cutanee di oltre diciassettemila persone in diciotto Paesi, organizzata per addestrare modelli LLM; la revisione delle norme sulla cosmetica personalizzata oltre a servizi, anch’essi basati sull’AI, che, dal 2027, forniranno alle imprese informazioni regolatorie sui mercati esteri.

Nei mesi scorsi ho scritto più volte della capacità coreana di fare sistema: il PDRN, nato dalla ricerca italiana e diventato un fenomeno commerciale sotto l’insegna della K-Beauty; una materia prima che qui arriva con minimi d’ordine insostenibili e che un formulatore di Seul ottiene con ben altra facilità; un’identità collettiva riconoscibile, mentre noi presentiamo al mondo competenze straordinarie sotto i marchi di altri.
In tutti quei casi il vantaggio nasceva dall’organizzazione dell’industria, dalla prossimità fra gli attori della filiera, dalla capacità di trasformare la ricerca in prodotti e i prodotti in mercati. Lo Stato creava condizioni favorevoli, con i fondi al retail all’estero o la certificazione dei marchi contro la contraffazione, ma il motore restava industriale e il mercato si organizzava da sé.

Il 14 ottobre cambia il soggetto. Il governo non accompagna più: indica le tecnologie da sviluppare, mette a disposizione le infrastrutture e interviene contemporaneamente sulle regole che ne consentiranno l’impiego. È un principio che la Cina applica da tempo, con strumenti e intensità molto diversi, e che non va confuso con una superiorità del modello asiatico: le condizioni della competizione non sono un dato immutabile al quale le imprese devono adattarsi, ma qualcosa su cui le istituzioni possono intervenire quando intendono orientare lo sviluppo in una direzione nell’interesse nazionale.

Vale la pena fare una riflessione a questo punto. Un governo che volesse accelerare la propria industria cosmetica avrebbe una strada ovvia: abbassare i requisiti, snellire gli obblighi, ridurre i controlli, in modo da mettere le aziende nazionali in una condizione di favore, magari affiancando incentivi fiscali o contributi economici.
La Corea fa l’opposto, e l’ordine in cui procede vale più di qualunque dichiarazione d’intenti. Il 30 dicembre 2025 una modifica del Cosmetics Act introduce un sistema che richiederà documentazione strutturata sulla sicurezza dei prodotti, valutata da professionisti qualificati, con le evidenze da conservare; il 10 giugno il Ministry of Food and Drug Safety pubblica la guida per preparare quella documentazione; il 1° luglio apre un portale con informazioni sulle norme coreane ed internazionali, con la possibilità di richiedere consulenze e assistenza continuativa con particolare attenzione alle piccole e medie imprese; l’8 luglio arrivano i criteri attuativi, in agosto i materiali formativi.
Gli obblighi, invece, cominceranno nel 2028 e andranno a regime nel 2031, scaglionati per tipologia di prodotto e caratteristiche dell’impresa. In estrema sintesi: prima si preparano gli strumenti, poi i requisiti. Il regolatore non trascura nulla, ma riconosce che l’efficacia di una norma dipende principalmente dalla possibilità concreta di poterla rispettare poi, quanto quel portale venga davvero usato, e quanto riduca davvero tempi e costi, non lo sappiamo ancora, ma la scelta di costruirlo prima è già un punto fermo.

La stessa logica si vede sulla cosmetica personalizzata. In Corea ogni punto vendita che prepara su misura deve avere un responsabile qualificato della miscelazione, e la domanda crescente dei consumatori ha fatto emergere un problema pratico: le persone con quella qualifica non bastano. Il governo, invece di rinunciare al requisito, intende consentire a un solo responsabile di seguire più punti vendita quando la preparazione è automatizzata. È un passaggio delicato, perché la presenza di quella figura non è soltanto un costo organizzativo ma una garanzia. La questione, però, è posta nella sede giusta: se il processo registra i parametri ed è progettato per intercettare gli errori, la stessa responsabilità può essere esercitata in una forma diversa senza abbassare la tutela? Non si chiede all’impresa di adattare una tecnologia nuova a un’organizzazione pensata per processi precedenti; si aggiorna l’organizzazione.
Chi lavora in un’azienda cosmetica sa che rispettare una norma non significa conoscerla. Una parte di quel lavoro non è sostituibile, perché il giudizio del valutatore della sicurezza e l’interpretazione di un dato tossicologico restano attività professionali; un’altra parte, consistente, è ricerca documentale, verifica incrociata e trasferimento di dati fra sistemi che non comunicano. Prendiamo una materia prima presente in decine di formulazioni: una modifica della classificazione impone di stabilire anzitutto dove quella sostanza sia utilizzata, recuperare le schede, ricostruire le concentrazioni, capire quali dossier vadano riesaminati. In un sistema informativo progettato bene quella parte si farebbe da sola, ed al professionista resterebbe la valutazione delle conseguenze. Il controllo non scompare: diventa più tempestivo, più completo e meno dipendente dal fattore umano.

Un’impresa con le sue forze però arriva fino a un certo punto. Può acquistare un software, ordinare i propri dati, automatizzare dei processi, e sarebbe un errore aspettare un ipotetico intervento pubblico prima di cominciare. Non può costruire da sola una banca dati nazionale, definire standard condivisi di interoperabilità o garantire l’aggiornamento sistematico delle norme dei mercati esteri. Sono investimenti il cui valore cresce quando vengono condivisi, e il beneficio maggiore andrebbe alle imprese più piccole, che oggi pagano proporzionalmente più caro per accedere alle stesse informazioni e rispettare gli stessi obblighi dei grandi gruppi. È l’asimmetria su cui il piano coreano prova a intervenire: non per dispensare le imprese dalle loro responsabilità, ma per metterle in condizione di esercitarle senza essene sopraffatte.

Non sostengo che in Italia nessuno se ne occupi, non è così: esistono associazioni industriali, università, laboratori, competenze regolatorie di livello e strumenti pubblici per l’innovazione e la digitalizzazione. La domanda è un’altra, esiste una strategia che consideri la gestione tecnico-regolatoria e la valutazione della sicurezza come un’infrastruttura industriale comune, coordinando autorità competenti, ricerca, formazione e strumenti digitali attorno a obiettivi verificabili? Non un contributo per partecipare a una fiera, non un credito d’imposta per acquistare un gestionale, non una semplificazione che elimini qualche documento. Perché finanziare la digitalizzazione di cento imprese non equivale a costruire un sistema nel quale quelle cento imprese possano lavorare su dati affidabili, aggiornati e interoperabili.

Il Regolamento 1223/2009 è un patrimonio e non è quello che va messo in discussione: la tutela del consumatore deve restare la stessa, e una valutazione della sicurezza insufficiente non diventa accettabile perché l’azienda che la firma ha risorse limitate. Ma allora la domanda non è se convenga alleggerire le regole per competere con i concorrenti asiatici, bensì se possiamo continuare a considerare la loro gestione un problema esclusivamente aziendale, mentre altrove comincia a essere trattata come una fattore cardine della politica industriale.
Perché se la sicurezza è un requisito uguale per tutti, la capacità di garantirla in modo rapido e sistematico diventa uno dei pochi fattori che distinguono ancora un sistema industriale competitivo da uno che si limita a rispettare le regole.

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