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L'illusione della semplificazione (e perché la formazione conta più che mai)


L'illusione della semplificazione (e perché la formazione conta più che mai)

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il mondo.
Te ne sarai senz’altro accorto: oggi la troviamo ovunque, perfino nel forno a microonde.

La parte affascinante è evidente: l’AI ci aiuta a risolvere in pochi secondi una quantità enorme di piccoli – e meno piccoli – problemi quotidiani. Scrivere una mail scomoda, riordinare un testo, sintetizzare informazioni, chiarire concetti. Anche quelle cose che rimandavamo da giorni perché semplicemente non avevamo voglia o ci costava un’enorme fatica affrontare.

Questa è la parte bella.

Ma, come spesso accade, c’è anche il rovescio della medaglia.
Non è pessimismo, è fisica: a ogni azione corrisponde una reazione. Ed è proprio qui che vale la pena fermarsi un attimo a riflettere.

Negli ultimi anni abbiamo vissuto un altro grande spartiacque: il COVID.
Un evento che, nel bene e nel male, ci ha insegnato una cosa nuova: lavorare a distanza è possibile. E, per molti aspetti, anche comodo: meno spostamenti, meno costi, maggiore flessibilità.
Per la prima volta, in tanti casi, abbiamo iniziato ad adattare il lavoro alla vita e non la vita al lavoro. Un cambio di paradigma che, almeno all’inizio, è sembrato una conquista.

Anche questa è la parte bella.

Ma quel cambiamento ha aperto una porta che difficilmente potrà essere richiusa.
Una porta che conduce a un mondo nuovo, dove la certezza del posto di lavoro – per quanto fragile fosse già prima – si è trasformata in qualcosa di molto più instabile.

La distanza fisica ha portato con sé una distanza umana.
I rapporti diretti si sono rarefatti, i legami si sono indeboliti, il senso di appartenenza verso l’azienda si è assottigliato. Non per cattiveria, ma la mancanza di un quotidiano porta inevitabilmente a questo. Quando non condividi più spazi, tempi e caffè alla macchinetta col collega a spettegolare o parlare dei risultati sportivi, anche l’identità professionale diventa più fragile.

Oggi questi due fenomeni si sommano in modo deflagrante.

Da una parte l’intelligenza artificiale ha messo a nudo una fragilità che molti non volevano vedere: quella tecnica. Competenze che fino a ieri rappresentavano una barriera all’ingresso, una protezione dalla concorrenza, oggi sono diventate facilmente replicabili, automatizzabili, sostituibili.

Dall’altra, la distanza relazionale ha ridotto il legame con l’organizzazione a qualcosa di puramente funzionale. Il filo identitario si è assottigliato fino a rendere quasi indifferente il rapporto umano.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Persone sempre più esposte, sempre più in bilico, sempre più spaventate dall’incertezza. Spinte verso i margini del sistema, verso una zona grigia dove non è chiaro quale sarà il prossimo passo. Per molti, un punto di non ritorno.

E le aziende? Non stanno meglio. Anzi.
Imprenditori e manager che faticano a capire fino in fondo cosa stia succedendo. Tesi, preoccupati, spesso paralizzati. Come intrappolati in sabbie mobili: più si agitano, più affondano. Senza una direzione chiara, senza sapere dove guardare, dove orientarsi e cosa lasciare andare.

Due mondi diversi, persone e imprese, con gli stessi problemi di fondo.
A questo punto la domanda diventa inevitabile: come si reagisce?

Un punto di partenza c’è. Non è una formula magica, ma è una verità declamata da più parti. Si chiama FORMAZIONE.

Oggi la formazione non è più un “plus”. È una condizione di sopravvivenza. Senza un aggiornamento continuo, rapido e di qualità, il rischio è quello di diventare “ex”: ex professionisti, ex dipendenti, ex imprenditori. Ex aziende.

La formazione non serve solo ad acquisire nuove competenze. Serve soprattutto a cambiare sguardo. A leggere il mondo in modo diverso, a collegare punti che prima sembravano distanti, a interpretare i segnali prima che diventino problemi.
Ma attenzione! La formazione non è l’attestato di frequenza ad un corso, il “pezzo di carta”. È il risultato di un percorso mentale evolutivo, una trasformazione. Ed è questa la vera difficoltà, comprendere come capitalizzare il tempo e il danaro spesi e soprattutto come orientarsi nel mare magnum delle offerte, apparentemente tutte miracolose e risolutive.

Ma la Formazione, quella con la “F” maiuscola, riaccende la curiosità, ricostruisce la motivazione. Riporta le persone a sentirsi protagoniste del proprio percorso, invece che semplici ingranaggi in un meccanismo sempre più opaco.
Basta osservare ciò che accade in Oriente, Corea in primis. L’innovazione che arriva da là non è un caso, né un colpo di fortuna. È il risultato di un investimento sistematico sulla formazione, nella crescita delle competenze, nella valorizzazione delle menti. Perché lì è chiaro che il futuro di un Paese, di un'azienda e di una persona dipende da come oggi si riesce ad interpretare il domani.

L’invito è quindi rivolto a tutti: riflettere e costruire percorsi nuovi, accettare nuove sfide, anche se non si è più abituati a farlo. Perché se non si fa adesso, se si vive d’attendismo, senza uscire dalla propria zona di comfort, domani potrebbe essere troppo tardi per recuperare.

Cosmetech Academy è stata creata proprio per questo: per aiutarvi ad affrontare le sfide di domani. Il confronto, lo scambio di punti di vista, l’accesso a competenze diverse aiutano a leggere meglio la complessità del presente e a prepararsi, con maggiore lucidità, a ciò che verrà.

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