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Olio di cartamo per la pelle: come sostiene la funzione barriera


Olio di cartamo per la pelle: come sostiene la funzione barriera

Introduzione

Quando scegliamo un olio vegetale per una formula lo valutiamo attraverso parametri molto concreti: la sensorialità, la velocità di assorbimento, la polarità, la stabilità ossidativa, il costo, la compatibilità con il sistema emulsionante. Sono criteri legittimi, ed è così che si lavora ogni giorno in laboratorio.

Molto più raramente ci si chiede se il profilo lipidico di quell'olio sia coerente con l'obiettivo biologico della formula. La fase grassa viene trattata come la parte tecnica del prodotto, il veicolo che porta gli attivi e costruisce il sensoriale, mentre la parte funzionale viene attribuita quasi per intero alla fase acquosa.

Un lavoro pubblicato recentemente sulla rivista Cosmetics offre uno spunto interessante proprio in questa direzione. Gli autori hanno studiato l'olio di semi di cartamo, in INCI Carthamus Tinctorius Seed Oil, in un modello murino di barriera cutanea danneggiata mediante laser frazionato ablativo, osservando non soltanto una riduzione della perdita transepidermica d'acqua, ma anche un recupero della componente lipidica epidermica associato alla via di segnalazione PPARγ.

Per chi formula, però, il punto non è concludere che l'olio di cartamo ripara la pelle. La domanda utile è un'altra: che cosa possiamo imparare da questo studio sul modo in cui scegliamo la fase lipidica, che cosa invece non ci autorizza a dire, e che cosa ne portiamo in laboratorio.

Ridurre la perdita d'acqua non significa avere ricostruito la barriera

Lo strato corneo viene abitualmente descritto attraverso il modello bricks and mortar: i corneociti sono i mattoni, mentre la matrice lipidica extracellulare è la malta che li circonda. È una semplificazione utile, perché sposta l'attenzione dalla cellula allo spazio fra le cellule, che è esattamente il luogo dove si gioca la funzione barriera. Gli autori ricordano che questa matrice è costituita principalmente da ceramidi, colesterolo e acidi grassi liberi, organizzati in strutture lamellari che limitano la perdita d'acqua verso l'esterno e la penetrazione di sostanze estranee verso l'interno.

LA MATRICE LIPIDICA IN TRE COMPONENTI

Il rapporto molare comunemente riportato per una matrice lipidica funzionale è di circa 1:1:1 fra ceramidi, colesterolo e acidi grassi liberi. Non è la quantità assoluta di lipidi a determinare la qualità della barriera, ma la loro proporzione e la loro organizzazione lamellare.

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