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Tocoferolo o tocoferil acetato: qual'è la differenza?


Tocoferolo o tocoferil acetato: qual'è la differenza?

La domanda che tutti fanno — e perché è mal posta

Nella mia esperienza capita sovente che un cliente acquisti il Tocoferile Acetato “perché costa meno”. Tanto sempre di vitamina E si tratta. Vediamo di fare chiarezza.

Qual è migliore tra Tocopherol e Tocopheryl Acetate? È tra le domande più frequenti sulla vitamina E in formulazione, ma non esiste una risposta soddisfacente dato che è sbagliato il presupposto: entrambi fanno lo stesso lavoro, magari uno meglio dell’altro.

Non è così, e la differenza è sostanziale: uno lavora dentro il barattolo, l’altro dentro la pelle. Chiedere quale sia migliore è come chiedere se conti di più un conservante o un idratante.

La differenza tra i due è un solo dettaglio nella molecola. Ma da quel dettaglio dipende dove li metti in formula, a che percentuale, e se l’antiossidante che hai aggiunto sta lavorando o sta soltanto aspettando.

Una sola differenza, in un angolo della molecola

La vitamina E non è una molecola ma una famiglia di otto composti: quando in INCI leggi Tocopherol, quasi sempre stai leggendo una miscela. Hanno tutte la stessa architettura: una testa — l’anello cromanolo — e una lunga coda satura che le rende profondamente liposolubili.

Sull’anello si trova un gruppo preciso, il gruppo ossidrilico fenolico; il gruppo OH, un ossigeno legato a un idrogeno. È lì dentro tutto il potere antiossidante della vitamina E. In quell’idrogeno.

Il tocoferil acetato ha la stessa identica testa e la stessa coda. Cambia una cosa sola: in quella posizione, l’ossigeno non è legato a un idrogeno ma a un gruppo acetile, con un legame estere. È l’unica differenza tra le due molecole — e cambia il mestiere.

Immagina una chiave. Nella vitamina E quella chiave è il gruppo OH. Il tocoferolo ha la chiave nuda: funziona subito, ovunque, anche dentro il barattolo. Il tocoferil acetato ha esattamente la stessa chiave, ma con sopra un cappuccio — l’acetile. E finché il cappuccio c’è, la porta resta chiusa.

Perché la chiave nuda «funziona ovunque»

Il tocoferolo protegge i grassi dall’irrancidimento, che è una reazione a catena: una molecola di grasso insaturo perde un idrogeno, diventa un radicale, e strappa un idrogeno alla molecola vicina — che diventa radicale a sua volta. Per questo un olio non irrancidisce gradualmente: tiene, si degrada molto lentamente, poi collassa in fretta.

Il tocoferolo interrompe la catena. Cede l’idrogeno del gruppo OH al radicale di passaggio: il radicale si stabilizza, la propagazione si ferma.

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