La nicchia che detta la regola: cosa insegna Esxence 2026 a chi formula

Per anni la profumeria artistica è stata raccontata come il margine raffinato del mercato: piccoli volumi, grandi libertà, un pubblico di appassionati. Quella descrizione oggi non è più attuale. La sedicesima edizione di Esxence, chiusa a Milano il 6 giugno, mostra un settore che si è spostato dal margine al centro: è qui che la grande profumeria, e sempre più la cosmetica di lusso, vengono a vedere in anticipo ciò che diventerà standard. Questo non è un resoconto della fiera, ma il tentativo di leggervi dentro ciò che riguarda da vicino chi formula: lo stato reale del settore, l’origine dei trend e ciò che cambia nel lavoro di laboratorio.
Lo stato di salute: la nicchia è diventata un laboratorio
I numeri raccontano una maturità che fino a pochi anni fa non c’era. In Italia la profumeria artistica sfiora i 400 milioni di euro di fatturato, pesa oltre il 3,5% sul beauty e arriva al 33% sul segmento delle fine fragrances. Un terzo del profumo di prestigio, in valore, passa da qui. E la spinta non si è esaurita: l’edizione 2026 ha portato circa 20.000 metri quadrati di superficie espositiva, 108 brand al debutto e 26 appuntamenti professionali con oltre 60 relatori internazionali. Centotto esordi in un solo anno non sono il segnale di un mercato di nicchia, ma di un mercato che attira capitali e progetti.
La geografia conta quanto i numeri. La prima “Summer Edition” della storia della fiera, che abbandona la collocazione primaverile, punta esplicitamente su mercati emergenti e sostenibilità. Il programma ha dedicato spazio alla crescita della profumeria artistica in Cina e ai mercati del Sud-est asiatico — Corea del Sud, Vietnam, Indonesia — con interventi dell’Asian Perfume Foundation, di Invest Hong Kong e di Eternal Group, principale distributore cinese di profumeria. Sono mercati che evolvono a velocità e con regole diverse, ma con lo stesso appetito: è lì che la profumeria artistica europea cerca il proprio prossimo bacino di distribuzione.
Dietro questa salute c’è però una tensione che la fiera stessa ha messo a tema. La grande profumeria osserva sempre più da vicino l’ambito artistico, dove si sperimentano formule narrative, materie, packaging, distribuzione e comunità di appassionati; e da qui nasce la domanda più difficile, ovvero crescere senza rendere intercambiabili le identità olfattive. È la contraddizione di ogni laboratorio che ha successo: più i suoi risultati diventano standard, più rischia di perdere ciò che lo rendeva un laboratorio.
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