La piramide olfattiva: come si costruisce un profumo nel tempo

Terzo appuntamento con «Note di profumeria». Dopo aver scelto il solvente, l’etanolo, e imparato a distinguere i materiali odorosi che vi si sciolgono, affrontiamo il cuore del mestiere: la composizione.
Un profumo non è un odore congelato, è una sequenza che si dispiega sulla pelle nell’arco di minuti e di ore, e a governarla è una sola grandezza fisica — la volatilità delle singole molecole, decisa dal peso molecolare ma soprattutto dalla struttura e dalla capacità di formare legami a idrogeno.
Questo articolo è la mappa di quell’evoluzione: le tre fasce della piramide olfattiva — testa, cuore e fondo — il motivo per cui lo stesso profumo cambia da persona a persona, il meccanismo fisico-chimico con cui i fissativi trattengono le note più volatili rallentandone l’evaporazione, e il salto decisivo dall’allineare materie prime al comporre un accordo, dove le note smettono di essere ingredienti e diventano architettura. Troverai anche le proporzioni di partenza per costruire una piramide equilibrata e il metodo di lavoro al banco.
Chiudiamo, come sempre, smontando i miti più resistenti — dalla durata delle note di testa all’equazione tra persistenza e qualità — per arrivare a un’idea netta: comporre un profumo significa orchestrare il tempo.
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