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La stabilità termica degli ingredienti cosmetici: strategie per incorporare antiossidanti e attivi termolabili nelle formulazioni a caldo


La stabilità termica degli ingredienti cosmetici: strategie per incorporare antiossidanti e attivi termolabili nelle formulazioni a caldo

Introduzione: un caso dal laboratorio

Francesca, giovane formulatrice cosmetica, si trova in laboratorio di fronte a un dilemma. Sta perfezionando un balsamo labbra ricco di cere e burri da fondere ad alta temperatura. Ha scelto di aggiungere Aperoxid TLA all’1%, un antiossidante lipofilo naturale per prevenire l’irrancidimento, ma un dubbio la assale: a quale temperatura massima può inserirlo senza degradarlo? Nella documentazione tecnica si suggerisce di aggiungerlo nella fase grassa, ma non è indicata chiaramente la temperatura limite.

La risposta della consulente tecnica è rassicurante ma precisa: l’Aperoxid TLA può essere incorporato nella fase grassa senza superare i 60°C, perché temperature più alte potrebbero innescare una parziale degradazione dei perossidi con conseguente perdita di efficacia. Il consiglio pratico è di aggiungerlo a fine fusione, quando la fase oleosa è raffreddata a 50–55°C, mescolando bene per una distribuzione omogenea.

Questo episodio reale mette in luce una sfida quotidiana per formulatori: gestire ingredienti termolabili in processi che prevedono fasi a caldo. In questo articolo analizzeremo i principi scientifici della stabilità termica e vedremo come proteggere antiossidanti, vitamine ed altri attivi sensibili mediante adeguate strategie di formulazione.

Perché il calore danneggia gli ingredienti

Per comprendere come il calore possa degradare certi ingredienti, occorre richiamare alcuni principi legati all’ossidazione dei lipidi e alla stabilità molecolare. Molti antiossidanti e attivi naturali sono sensibili a luce e temperatura elevata proprio perché la loro funzione è ossidarsi al posto di altre molecole più delicate. Il paradosso è che più un antiossidante è efficace, meno è stabile: la vitamina E (tocoferolo), ad esempio, offre una forte azione anti-radicalica ma risulta tra le meno stabili termicamente.

Il calore innesca diverse vie di degradazione. Una delle principali è la decomposizione dei perossidi: durante l’ossidazione lipidica si formano idroperossidi (ROOH) che, sottoposti a energia termica, si decompongono generando nuovi radicali liberi. Surriscaldare un olio già leggermente ossidato può provocare la rottura improvvisa dei perossidi accumulati, liberando una cascata di radicali che accelerano ulteriormente l’irrancidimento. Oltre una certa soglia termica compaiono i prodotti dell’ossidazione secondaria: aldeidi, chetoni e acidi responsabili del rancido avanzato.

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