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L'acqua che non vedi


L'acqua che non vedi

Introduzione

C’è un ingrediente che quasi nessuno considera davvero pericoloso. Non è un conservante controverso, non è una sostanza da Allegato III del Regolamento europeo, non è un principio attivo da maneggiare con cautela. È l’acqua. L’acqua demineralizzata che aggiungi nel becher, il gel di aloe vera che consideri già pronto, l’idrolato di lavanda che profuma così bene. L’acqua, nella sua forma libera, è l’ingrediente che può trasformare una crema ben formulata in un terreno di coltura.

Eppure, nei forum, nelle ricette condivise online, nei gruppi dedicati allo spignatto, la domanda sulla conservazione arriva quasi sempre tardi, dopo aver già deciso gli ingredienti, dopo aver già scelto i profumi, quasi come fosse una formalità. “Aggiungo un po’ di vitamina E e sono a posto.” Oppure: “Ho messo l’olio essenziale di tea tree, ha proprietà antimicrobiche.” O ancora: “La mia ricetta ha solo il 5% di acqua, non ho bisogno di conservanti.”

Questo articolo è il primo di una serie di Cosmetech Academy: una serie dedicata alla sicurezza microbiologica nei cosmetici, un tema che i formulatori professionisti conoscono bene e che chi si avvicina alla formulazione, anche con serietà, spesso sottovaluta in modo sistematico. Non per negligenza, ma perché nessuno lo ha spiegato davvero bene. Cominciamo dall’inizio e quindi iniziamo dall’acqua.

Contenuto d’acqua e acqua libera: non è la stessa cosa

Il primo errore concettuale da correggere è questo: il contenuto d’acqua di una formula non dice quasi nulla sulla sua vulnerabilità microbiologica. Quello che conta è l’acqua disponibile, quella che i microrganismi possono effettivamente utilizzare per crescere, replicarsi, metabolizzare. I due concetti si misurano in modo diverso e raccontano storie diverse.

Il contenuto d’acqua è semplicemente la percentuale in peso di acqua presente in una formula. Ma sapere che c’è tanta acqua non basta, perché parte di quella acqua è legata, intrappolata tra le molecole di umettanti, polisaccaridi, proteine, sali, e non è accessibile ai batteri. L’altra parte, quella libera, si chiama appunto acqua libera e si misura con un parametro preciso: l’attività dell’acqua, indicata con il simbolo aᵥᵥ (activity water).

L’aᵥᵥ è definita come il rapporto tra la pressione di vapore dell’acqua nel prodotto e la pressione di vapore dell’acqua pura alla stessa temperatura. L’acqua pura ha un valore di 1. Un prodotto completamente anidro tende a 0.

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