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Lo specchio che inganna: perché la forma di una molecola vale quanto la sua formula


Lo specchio che inganna: perché la forma di una molecola vale quanto la sua formula

Introduzione

Avete mai tenuto le mani davanti a voi, palmi rivolti verso il basso? Sono identiche; eppure, non sovrapponibili: la destra non coincide con la sinistra, anche se contengono le stesse dita, le stesse nocche, la stessa pelle. Questa asimmetria così ovvia nelle nostre mani esiste anche a livello molecolare, ed è responsabile di differenze di attività biologica che nessun formulatore può permettersi di ignorare.

Nel marzo 2026, su MDPI Cosmetics, un gruppo di ricercatori della Jiangnan University ha pubblicato un commentary: Chiral Bioactive Molecules in Cosmetics: Advantages and Opportunities. In sei pagine dense il testo condensa un problema enorme e sotterraneo. Molti degli attivi che utilizziamo ogni giorno nelle nostre formulazioni esistono in due versioni speculari, e queste due versioni non fanno le stesse cose. Non in termini di potenza, non in termini di sicurezza. Eppure, la maggior parte di noi li acquista senza mai interrogarsi su quale delle due versioni stia comprando.

Questo articolo nasce da quel paper. Ma vuole andare più lontano: costruire il ragionamento dall’inizio, mattone per mattone, fino a che ogni formulatore, abbia chiari i concetti, le implicazioni pratiche e le domande giuste da porsi quando legge la scheda tecnica di un ingrediente.

Cos’è la chiralità: il linguaggio dello spazio molecolare

Per capire la chiralità bisogna prima abbandonare l’idea, comodissima ma sbagliata, che due molecole con la stessa formula chimica siano la stessa cosa. La chimica organica ci insegna da decenni che la struttura spaziale di una molecola ne determina la funzione quanto, se non più, della sua composizione atomica.

Una molecola è chirale quando presenta almeno un carbonio asimmetrico, ovvero un atomo di carbonio legato a quattro gruppi tutti diversi tra loro. In questa condizione esistono due forme specularmente opposte, gli enantiomeri, non sovrapponibili per nessuna rotazione nello spazio. Hanno la stessa formula bruta, lo stesso peso molecolare e le stesse proprietà fisiche in ambiente achirale. Il loro comportamento biologico può però essere completamente diverso. Per convenzione si usa il prefisso L- e D- oppure il sistema R/S della nomenclatura CIP (Cahn-Ingold-Prelog).

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