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Packaging Première 2026: il pack cosmetico diventa progetto tecnico


Packaging Première 2026: il pack cosmetico diventa progetto tecnico

Milano osservatorio del packaging cosmetico

Dal 19 al 21 maggio 2026 Packaging Première & PCD Milan torna all’Allianz MiCo, e quest’anno arriva con due spazi nuovi che vale la pena guardare prima ancora di entrare in fiera: il Beauty Hub, dedicato al packaging primario beauty, e la Discovery Zone, riservata a start-up, materiali emergenti e tecnologie sperimentali [1]. Non sono aree accessorie, ma il riconoscimento che il packaging cosmetico è diventato una disciplina con regole proprie, e che la sua evoluzione passa anche da soluzioni non ancora del tutto mature.

Negli ultimi anni il pack cosmetico ha cominciato a fare quello che la formula fa da sempre, rispondere a richieste che sembrano contraddittorie: più sostenibile e insieme più protettivo, più leggero pur dovendo reggere attivi sensibili, profumi e solari, più riciclabile senza rinunciare a un’estetica premium, più semplice nei materiali e più ricco nella comunicazione. È in questo intreccio che la fiera diventa interessante per chi lavora nel settore, perché mostra come la scelta del pack stia entrando sempre più a monte del progetto, accanto alla formula e al posizionamento.

Il mercato cresce, ma dentro vincoli più severi

Sul piano economico il packaging cosmetico resta un mercato in crescita. Mordor Intelligence stima il mercato globale a 31,68 miliardi di dollari nel 2026 con previsione di 40,33 miliardi nel 2031, pari a un CAGR del 4,95% [2]. In Europa la crescita è più contenuta: 5,71 miliardi nel 2026 e 6,52 nel 2031, con CAGR del 2,69% [3]. La differenza non è solo numerica, racconta un’industria europea che cresce dentro un contesto regolatorio più stringente, dove un pack semplicemente bello non basta più.

Il nuovo Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, pubblicato il 22 gennaio 2025, sostituisce la vecchia direttiva 94/62/CE e introduce obblighi più severi su prevenzione, riciclabilità, riuso, riduzione dei rifiuti e responsabilità lungo tutta la filiera [4]. Per chi lavora nel cosmetico questo significa una cosa molto pratica: il packaging non è più un tema da risolvere dopo il brief grafico. Materiali, separabilità, etichettatura, componenti accessorie, peso e fine vita entrano direttamente nel progetto industriale.

In Italia il quadro è solido ma esposto. Cosmetica Italia indica per il 2025 un fatturato dell’industria di 18,0 miliardi di euro in crescita del 2,9%, con l’export che incide per il 48% [5].

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