Lacto-PDRN: il polidesossiribonucleotide da fermentazione che sta riscrivendo l’anti-age topico

da | 30 Aprile 2026

Tempo di lettura stimato dell'articolo completo: 4 minuti

Il PDRN — Polidesossiribonucleotide — è uno degli attivi più solidi della cosmesi anti-age contemporanea. Frammenti di DNA purificato che, attivando il recettore A2A dell’adenosina e alimentando il salvage pathway nucleotidico, intervengono direttamente sui meccanismi che governano l’invecchiamento cutaneo: sintesi del collagene di tipo I, produzione di elastina, inibizione delle metalloproteinasi, controllo dei marker di senescenza cellulare. Per chi formula cosmetica, è un attivo che parla la lingua giusta — quella di rughe, elasticità, tono, texture, non solo quella della medicina rigenerativa.

Il PDRN più studiato resta quello di origine ittica, da Oncorhynchus mykiss o keta. Ma il mercato della formulazione cosmetica ha tre problemi con il salmone: origine animale, sostenibilità della filiera, posizionamento vegan. Da qui l’esplosione delle alternative biotech, e tra queste il Lacto-PDRN è quella che sta convincendo di più: fermentazione di Lactobacillus, peso molecolare basso, profilo di efficacia compatibile con le claim anti-age oggi richieste dal mercato.

Il razionale anti-age del PDRN

I dati pubblicati su PDRN topico applicato alla cosmesi anti-age sono solidi e convergenti. Il PDRN inibisce l’espressione di MMP-1 e dell’elastasi, le due proteasi responsabili della degradazione di collagene ed elastina nell’invecchiamento foto- e cronoindotto. In modelli animali UV-B-irradiati, l’applicazione topica di PDRN aumenta significativamente l’espressione di COL1A1 (catena α1 del collagene di tipo I), la densità delle fibre di collagene (Masson’s trichrome) e delle fibre elastiche (Verhoeff staining), oltre ai contenuti di fibrillina 1/2 e fibulina 5 — tutti marcatori strutturali del derma giovane.

Sul fronte senescenza cellulare, lo stesso PDRN topico contrasta la riduzione di SIRT1 indotta da UV-B e H₂O₂, e riduce l’espressione dei marker di senescenza p53, p21 e p16. Attività antiossidante, controllo dell’infiammazione cronica low-grade, modulazione della melanogenesi (effetto anti-pigmentazione documentato in formulazioni combinate con vitamina C e niacinamide) completano il profilo cosmetico.

A livello clinico topico, uno split-face study pubblicato su Journal of Cosmetic Dermatology (2023) ha riportato dopo 8 settimane di applicazione: 47% di riduzione delle linee sottili, 39% di miglioramento dell’elasticità, 41% di aumento dell’idratazione. Numeri da attivo serio, non da ingrediente da claim.

Cosa cambia con il Lacto-PDRN

Il Lacto-PDRN è DNA-Na ottenuto per fermentazione e purificazione di ceppi di Lactobacillus (rhamnosus in primis, in alcune varianti commerciali isolato da radice di ginseng o da soia). NFC Corp. lo ha presentato a In-Cosmetics Global 2025 come world’s first Lactobacillus-fermented PDRN; sul mercato esiste una versione concentrata al 5000 ppm, attualmente la più alta concentrazione disponibile in materia prima.

Per chi formula, il vantaggio principale rispetto al PDRN ittico è il peso molecolare. Studi su L-PDRN da Lactobacillus rhamnosus hanno documentato frammenti inferiori a 100 paia di basi, contro le 200-800 bp del salmone. Questo è il punto critico di tutta la cosmesi a base di polidesossiribonucleotidi: la regola dei 500 Da rende ostica la penetrazione transepidermica per molecole di queste dimensioni, e ogni guadagno sulla taglia molecolare si traduce in un guadagno potenziale di biodisponibilità topica. Il Lacto-PDRN, su questo, parte avvantaggiato.

Gli stessi studi hanno mostrato attivazione del recettore A2A — quindi conservazione del meccanismo d’azione canonico del PDRN — attività antiossidante (DPPH scavenging) e capacità rigenerative riportate come comparabili o superiori al salmone nei modelli sperimentali utilizzati.

Onestà sulla letteratura

Va detto chiaramente: la mole di studi clinici topici sul PDRN da salmone è ampia, quella sul Lacto-PDRN è ancora limitata e prevalentemente preclinica. Le claim anti-age sul Lacto-PDRN si appoggiano in larga parte al trasferimento meccanicistico dal PDRN classico (stesso recettore, stesso salvage pathway, stesse vie di sintesi del collagene) più ai dati in vitro ed ex vivo specifici sulla forma da Lactobacillus. Trial clinici head-to-head Lacto-PDRN vs salmone su pelle umana, al momento, non sono ancora pubblicati.

Per chi formula, questo significa due cose: il razionale c’è ed è solido, ma la comunicazione al consumatore deve restare ancorata a ciò che è stato documentato sulla forma specifica utilizzata, senza appropriarsi acriticamente delle claim del PDRN ittico.

Indicazioni di formulazione

Il Lacto-PDRN entra bene in sieri, essenze, ampolle, emulsioni leggere, maschere e trattamenti post-procedurali (post-peeling, post-microneedling). Tipicamente impiegato a concentrazioni che, normalizzate sul contenuto effettivo di DNA-Na, replicano l’1% utilizzato negli studi clinici di riferimento. Sinergie razionali con: niacinamide e vitamina C (per il complesso anti-pigmentazione/anti-MMP), peptidi biomimetici, acido ialuronico a basso peso molecolare, beta-glucano, esosomi (combinazione che vari fornitori stanno già proponendo come dual-action).

Compatibilità claim: vegan, cruelty-free, halal-friendly, sostenibilità di filiera. Tutto ciò che il PDRN ittico fatica a rivendicare, il Lacto-PDRN lo offre senza compromessi.

In sintesi per il formulatore

Il Lacto-PDRN non è una versione light del PDRN da salmone: è una declinazione tecnologicamente coerente, con un profilo molecolare potenzialmente più adatto al topico, costruita sopra un meccanismo d’azione anti-age già ampiamente documentato nella categoria. Resta un attivo giovane in termini di trial clinici dedicati, ma è oggi probabilmente la scelta più solida per chi vuole portare l’efficacia del PDRN dentro una formulazione moderna, sostenibile e allineata alle aspettative del consumatore 2026.

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